Il nostro iceberg si è già sciolto

Quando Fred, il pinguino intelligente e curioso protagonista del best seller “il nostro iceberg si sta sciogliendo” di John Kotter, comincia la sua battaglia per aprire gli occhi alla colonia della quale fa parte, l’iceberg c’è ancora.
E’ in pericolo, ma c’è.
E qui sta il vantaggio e anche l’inghippo.

Il primo step di un processo di change management, infatti, è la creazione di un diffuso senso di urgenza. Significa costruire, o rendere visibile a tutti, con opportuni interventi di comunicazione, la graticola, la burning platform sulla quale finiremo tutti arrostiti se non ci muoviamo. Ora.

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Siparietto alla “lo sapevete che…?”
Il termine “burning platform” deriva dalla, pare vera, esperienza di un uomo che lavorava su una piattaforma petrolifera al largo del gelido Mare del Nord. Un bel giorno, all’improvviso, sulla piattaforma scoppia un incendio devastante e, per salvarsi, l’uomo si butta d’istinto in mare. Viene ripescato ai limiti della morte per assideramento, mentre altri suoi colleghi sono morti nell’incendio. Lui è vivo. E ha cambiato opinione su quanto possa essere freddo e pericoloso il Mare del Nord.
La storia è stata raccontata qualche anno fa da Stephen Elop, CEO di Nokia, ai suoi manager, per far loro capire che era ora di darsi una mossa, prima che gli Iphone della Apple finissero di papparseli vivi.

Ma anche senza un Armageddon in corso, la diffusione del senso di urgenza è di fatto la chiamata alle armi degli execuitve e dei manager nell’organizzazione, perché diano una bella rispolverata alla loro capacità di leadership.
In media, la fase uno di un processo di cambiamento decolla se almeno il 75% dei soggetti coinvolti vi aderiscono, altrimenti ciccia. Ma se l’iceberg c’è ancora, o sembra che ci sia, raggiungere una percentuale di engagement così alto è proprio complicato.

Eppure, sembra possibile anticipare la burning platform, seguendo alcuni semplici principi (cfr. Scott Anthony in https://hbr.org/2012/12/how-to-anticipate-a-burning-platform):
1. SCANDAGLIARE LA PERIFERIA: muoversi nel sottobosco dell’innovazione, incontrare le start-up del settore e della filiera, promuovere e monitorare l’innovazione. In questo preciso istante, in qualche sperduto scantinato, qualcuno sta inventando, probabilmente senza nemmeno saperlo, qualcosa che cambierà la vita di tutti e farà saltare in aria il nostro business così sicuro.
2. TENERE D’OCCHIO I MARGINI: poche storie, se l’EBITDA scende non è perché “quest’anno è andata un po’ così per tutti”, ma perché c’è una qualche falla nel core business. E bisogna ripararla.
3. ASCOLTARE I LEADER: quelli veri, per carità. Si riconoscono perché hanno passione. Sono quelli che subodorano i rischi futuri e hanno il coraggio di combattere per segnalarli all’organizzazione, anche se i dati in loro possesso sono pochi e forse anche non del tutto coerenti.
4. MONITORARE CON ATTENZIONE LA SODDISFAZIONE DEI CLIENTI. Nessuno è eterno, nemmeno il più affezionato dei clienti. Avrà anche detto 100 volte no alle offerte della concorrenza, ma domani mattina può sempre cambiare idea…