Upside down – Boy you turn me

“Siamo del gatto” – così si diceva un tempo. Abbiamo ormai perso ogni speranza, siamo stati catturati.
Questo il pensiero che conduce all’ingresso della fase cruciale di ogni cambiamento, quella in cui non si può far finta di niente, ma in cui, ancora, non si sa in che direzione rivolgersi.
Le teorie del cambiamento (contraddizione in termini) chiamano questa fase in diversi modi.
Sul fronte delle dinamiche psicologiche e motivazionali individuali, la teoria degli stadi del cambiamento di Prochaska e Di Clemente, ad esempio, chiama “precontemplazione” quella fase (2 di 6) in cui si comincia a considerare la possibilità di cambiare, si ha una certa percezione degli aspetti positivi del comportamento e, contemporaneamente, delle sue conseguenze negative, con meccanismi di ambivalenza.
Parlando di cambiamento organizzativo, invece, il modello del cambiamento in 8 passi di Kotter, sollecita la creazione di una visione comune del cambiamento (fase 3 di 8), per uscire dalla fase in cui il cambiamento l’hanno capito, e vi aderiscono, solo in pochissimi.

appeso

Per quanto strano appaia, l’antica simbologia dei tarocchi può dare una mano a comprendere meglio. L’arcano maggiore numero 12, l’impiccato, rappresenta un uomo appeso a testa in giù. Non si tratta di una vera e propria impiccagione, ma, pare, dell’esecuzione della pena riservata, nel passato, ai debitori insolventi. Esposto in piazza al pubblico ludibrio, il colpevole, riceveva gli insulti, gli sputi ed i maltrattamenti dei creditori raggirati e di chiunque altro. Da quella posizione, il malcapitato non poteva uscire, poteva solo subire. Ma aveva anche l’occasione di guardare le cose da un altro punto di vista, in senso letterale. Ciò che prima gli pareva una strategia adeguata, e l’unica, per la sua sopravvivenza (il suo punto di vista), una volta appeso gli appare sotto altra forma, poiché esiste anche l’altro, la sua controparte, della quale ora non può vedere nemmeno il viso, perché è in posizione capovolta.
Come a dire: ci sono momenti in cui si può solo stare fermi e, apparentemente, subire, ma quei momenti possono essere ricchissimi, perché portano l’individuo, e l’organizzazione, ad un radicale cambio di vista sulla realtà conosciuta, mettendoli a contatto con le proprie paure più radicate e le proprie motivazioni più profonde.
A un livello più alto, il messaggio dell’Impiccato è che solo rinunciando al proprio ego, all’immagine falsata di sé, liberandosi dalle emozioni, dai falsi pensieri, dai desideri, dalla materia, l’essere umano può superare il senso di separazione dal divino. E’ la perdita definitiva della volontà, intesa come capacità di resistere, ed il positivo abbandonarsi a ciò che deve essere (la Volontà, questa volta con la m maiuscola).

E’ vero che il cambiamento, sia personale, sia organizzativo, è un vero e proprio percorso ad ostacoli, ma in alcuni casi le pause non necessariamente rappresentano resistenze o limitazioni, ma, piuttosto, tappe obbligatorie.

Ricordiamocene qaundo saremo travolti dalla foga di arrivare alla meta: il cambiamento richiede sforzo, intensità, azione, motivazione, ma anche resa, rispetto, sospensione del giudizio.

E per tutto il resto… abbiamo ancora Diana Ross (rigorosamente d’oro vestita):

Upside down you’re turning me
You’re giving love instinctively
Around and round you’re turning me
I see to thee respectfully

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